Caro vita e accesso al credito: salvezza o dannazione?

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Le prospettive di ripresa economica alimentate, qualche mese fa, dalla speranza salvifica della fine della pandemia stanno bruscamente affievolendosi.
Infatti, ai “lacci e laccioli” imposti più o meno ragionevolmente da ‘tamponi’ e ‘quarantene’ di varia ampiezza (adempimenti già di per sé in grado di svuotare uffici, fabbriche e attività di ogni genere), si stanno aggiungendo due importanti fattori, ambedue negativi, supportati dalla crisi economica che ha contributo al “caro prezzi” successiva allo scoppio della guerra in Ucraina.

Stiamo parlando di cifre, cioè le previsioni di Bankitalia per il 2022, che sono allarmanti e in controtendenza rispetto alle stime dello scorso autunno (la crescita del Pil scende dall’ipotizzato 4,7% al 3,8%), mentre l’inflazione, che in soldoni vuol dire ‘carovita’, sale al 3,5%.

Non è questo il luogo dove addentrarci in complesse riflessioni e valutazioni di tipo macroeconomico, ma qualche considerazione sugli effetti e sulle conseguenze che questi dati proiettano sul nostro immediato futuro è un (mesto) esercizio che riteniamo di dover fare.
In poche parole, alla contrazione della ripresa, che ora deve sperare in una primavera davvero propulsiva e di rinascita, si affianca un forte aumento del costo della vita indotto, per lo più ma non solo, dall’aumento spropositato delle bollette energetiche che stanno mettendo in ginocchio molte attività produttive, soprattutto quelle più “energivore” come si dice, e che minacciano inoltre pesantemente i tormentati bilanci familiari, già provati da ‘tagli’ e ‘riduzioni’ di varia natura.

 

Leggi anche: È davvero possibile essere riabilitati?

 

Come fare, dunque? E l’interrogativo vale sia per gli imprenditori sia per le famiglie…

 

Non è difficile immaginare che non saranno davvero poche le persone che, a vario titolo, si rivolgeranno a banche e ad istituti finanziari per ottenere un sostegno, cioè un prestito, che consenta di mantenere un’accettabile linea di galleggiamento. Ma proprio qui scatterà l’ennesima ‘tagliola’, quella creata dal sistema di segnalazioni negative presso le banche dati (Crif, ecc.), segnalazioni non di rado ingiuste o perlomeno esagerate, che attualmente bollano come “cattivi pagatori” il fantascientifico numero di quasi 20 milioni di italiani, con le conseguenze che ben conosciamo: un secco ‘no’ alla concessione di crediti!

Ecco perché, giunti a questo punto, sarà davvero necessario porre rimedio a questa grave situazione riabilitando, scusate il gioco di parole, i ‘riabilitabili’ che, credetemi, sono davvero tanti anche se, probabilmente, non ne sono consapevoli.

Rino Nimis

Presidente di CRC Milano

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